Vivo Giovanni Profumo, questa mostra doveva essere l'occasione, da lui progettata, per riflettere sul senso "spirituale" assunto dalle reiterate strutture cromatiche dei suoi quadri in un sistema formale luminoso, essenzialmente spaziale, fattosi esplicitamente simbolico per sottigliezza e raffinatezza propositiva. Adesso ogni notazione sullo svilupparsi successivo, interiore e silenzioso, delle immagini tonali, architettonicamente espresse dal suo lavoro d'artista, non può che riferirsi a quella "necessità interiore" indicata da Kandinsky come rigorosa legittimazione della costruzione di un linguaggio costituito di immaterialità tangibili più della vita stessa. Di fatto vengono ora alla mente, di Profumo, certe affermazioni di poetica per le quali la tensione ad una assoluta purezza del colore e della luce trovava implicazioni intime nel senso di una meditata coscienza delle cose, degli umori e delle visioni che segnano lo stupore limpido, direi evangelico, dell'accoglimento.

Riguardando oggi tutta la sua produzione si vede subito, infatti, quale sia stato il motore continuo di un approfondimento che ha cercato, nella tersa strutturalità formale della superficie, il senso di uno spazio simbolico della visibilità e, anche, della propria esperienza umana nel mondo.

La configurazione geometrica, particolarmente densa di significati nelle religioni aniconiche, e quella luminosa (la luce è il simbolo patristico del mondo celeste e dell'eternità) svelano, nella pittura di Profumo, tanto la misura dell'appassionato esercizio del fare concentrato sulla produzione di un colore denso e squillante così come la traccia di una unità fra intelletto ed emozione, espressa come radice essenziale dell'immanenza.

Del resto lo stesso Profumo diceva della sua pittura, che riempiva di tinte apparentemente piatte la superficie del quadro campita in modo monocromo e distribuendo l'insieme delle zone in un coinvolgimento di luci, che essa doveva offrire allo spettatore una sensazione lucida ed esauriente della coscienza nella sua pura strutturalità.

Cercando di vedere più a fondo, chiedendo all'occhio e alla sua visione di corrispondere alla contemplazione e all'evocazione, l'osservatore potrà acquisire, nei limiti spaziali e temporali ostesi dal quadro, l'interno significato di una pittura di molto contenuto.


Germano Beringheli, 1998
Loggia della Mercanzia

 

 

 
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