Ass. Pino Battaglia
Dare uno spazio nelle sale di Palazzo Valentini al Pittore Profumo, perché? Vado al di là dell'ammirazione per il suo lavoro, che apprezzo molto ma che lascio interpretare ai critici, e sottolineo piuttosto quanto nella sua persona, che non ho conosciuto, mi ha conquistato.
Ho raccolto impressioni dai racconti dei familiari ed ho capito che una profonda cultura classica permeava tutto il suo mondo: la musica, accolta dai suoi sin da quando lui era bambino, non lo lascerà mai. E così sarà per la letteratura, per la filosofia, per una ricchezza che Profumo riversa nella pittura e che, dapprima, si risolve nel figurativo. Qui non ci sono mai, o quasi mai, figure, ma piuttosto paesaggi: dapprima la sua città, poi le case, le chiese, le strade, le campagne. Da qui salirà ben presto verso qualcosa che dica di più, che dica al di là: solo colore e luce. Così è arrivato a toccare quello che non si può esprimere.
Profumo pensava di avere una missione che lui chiamava, con umiltà, mestiere, ad indicare il patrimonio di conoscenze proprio dell'artigiano. Non aveva come obbiettivo il denaro ma la propria ricerca, pittorica ed umana insieme. Non cercava le opere "facili" che gli avrebbero garantito una vita più agiata ma quelle "oneste" che rispondevano ad una verità cercata e faticosamente trovata.
Credo che il prezzo di quel rigore sia stato molto alto. Adesso, però, restano l'opera e l'esempio di un artista che è riuscito a rendere tangibile il rapporto tra l'uomo e la bellezza, rapporto che questa mostra vuole mettere in luce. La Provincia di Roma vuole investire nella cultura e ci sembra che questa mostra, appunto, raggiunga pienamente un obbiettivo così ambizioso.
Pino Battaglia



