A causa di un refuso che dava luogo ad interpretazioni erronee, nella presentazione era stato scritto "trascurando l'occidente" anziché "trascurando l'accidente" e l'Unità scriveva, di conseguenza, quanto di seguito viene riportato.
G. Profumo alla S. Matteo
Nella presentazione di Enzo Giovanelli, alla personale di Giovanni Profumo che espone in questi giorni alla Galleria S. Matteo, leggiamo: “Nello sviluppo in piano dominante dell’accuratezza paesistica quattrocentesca… è tuttavia determinante… la sua opera - ritroviamo il motivo… che decanta un’essenza realisticamente equilibrata, trascurando l’occidente”. In verità, guardando queste tele, non ci sembra come il pittore possa ricollegarsi alla paesistica quattrocentesca
italiana e, guardacaso, nello stesso tempo, trascurarla: o si alludeva all’arte orientale?
A riprova di ciò l’assoluta e voluta mancanza di spazialità, tranne una tempera “venduta”, in cui lo spazio è ottenuto col degradare dei toni, dall’arancio più vivo al giallo pallidissimo, nelle altre opere le superfici sono piatte, è assente la volumetria e, più importante ancora, la ricerca dell’autore non si estende alla tematica umana, tanto è occupato nella problematica di scoprire una forma che si innesti in quelle correnti pittoriche oggi più in voga.
L’assenza di un sentimento umano la riscontriamo soprattutto in “Periferia”, “Paesaggio n. 4”, “Paesaggio triste”, la desolante, l’opprimente staticità delle superfici piatte, il colore composto in una ricerca tonale, il razionalismo della composizione, che non si concede a piacevolezze inutili, fanno sì che queste tele siano il risultato più significativo, più interessante, tra le opere della mostra, per comprendere la poetica del Profumo.
Nella presentazione di Enzo Giovanelli, alla personale di Giovanni Profumo che espone in questi giorni alla Galleria S. Matteo, leggiamo: “Nello sviluppo in piano dominante dell’accuratezza paesistica quattrocentesca… è tuttavia determinante… la sua opera - ritroviamo il motivo… che decanta un’essenza realisticamente equilibrata, trascurando l’occidente”. In verità, guardando queste tele, non ci sembra come il pittore possa ricollegarsi alla paesistica quattrocentesca
italiana e, guardacaso, nello stesso tempo, trascurarla: o si alludeva all’arte orientale?
A riprova di ciò l’assoluta e voluta mancanza di spazialità, tranne una tempera “venduta”, in cui lo spazio è ottenuto col degradare dei toni, dall’arancio più vivo al giallo pallidissimo, nelle altre opere le superfici sono piatte, è assente la volumetria e, più importante ancora, la ricerca dell’autore non si estende alla tematica umana, tanto è occupato nella problematica di scoprire una forma che si innesti in quelle correnti pittoriche oggi più in voga.
L’assenza di un sentimento umano la riscontriamo soprattutto in “Periferia”, “Paesaggio n. 4”, “Paesaggio triste”, la desolante, l’opprimente staticità delle superfici piatte, il colore composto in una ricerca tonale, il razionalismo della composizione, che non si concede a piacevolezze inutili, fanno sì che queste tele siano il risultato più significativo, più interessante, tra le opere della mostra, per comprendere la poetica del Profumo.
L’Unità, 14 febbraio 1962, o. b
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