Le opere esposte comprendono una ventina di olii ed alcuni raffinati disegni, che ci scoprono quali futuri sviluppi potrebbe avere la ricerca formale e ideologica di questo artista. Certo salta all'occhio, guardando queste opere, la capacità tecnica e l'abilità stilistica, veramente raffinate, del pittore, che passa attraverso una ricerca tonale accuratissima e così profonda da farci pensare che egli abbia studiato a fondo l'importanza del colore sulle opere degli antichi. Infatti la sua ricerca tonale è tanto meditata e calibrata da farcelo apparire come un "vero arcaico del colore".
L'espressionismo di Profumo si manifesta in un arco che paradossalmente potrebbe trovare le sue origini nel cubismo e, attraverso esperienze futuriste e surreali, riassumersi in un nuovo concetto, sia dell'espressione, che dell'idea, concetto al quale vorremmo trovare un nome nuovo, ad attestarci la nuova strada che egli apre attraverso una specie di "simbolismo esoterico".
In ogni opera di questo pittore c'è una idea. E si capisce subito che sono importanti le cose che ci vuol dire. Certamente lo dice con ironia, ma dandoci, però, la possibilità di leggere le sue pagine dipinte fino a ritrovare noi stessi: la società in cui viviamo, il nostro tempo, la storia e l'universo, compreso quello cosmico appartengono al retroterra delle opere di Profumo. Alcune di esse, addirittura, ci riportano al teatro di Beckett, non solo per l'ironia e il pieno delle pause non narrate, nelle quali si può tutto immaginare, ma anche per le strutture che ci possono ricordare il mondo degli apocalittici silenzi Beckettiani, che in Giovanni Profumo (e in questo sta la sua novità), non sono espressione della disgregazione di un mondo, ma presupposto e certezza di una possibile catarsi.
La Nazione Umbra, venerdì 9 marzo 1973
Cronaca di Città di Castello
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